Una tecnica yogica molto interessante è lo Yoga Kum Nye, proposta in occidente da un lama tibetano – Thartang Tulku – che la insegna in America da 30 anni o più. La sua origine è nel buddismo Mahayana del Tibet, ma affonda le radici in un nucleo molto antico di pratiche in relazione con lo Yoga indiano, il Qi Gong e il Taiji, la Medicina Tradizionale Cinese. “Kum” indica il “corpo sottile”, cioè la natura invisibile della nostra esistenza (che anche nel buddismo giapponese si chiama “ku”). “Nye” esprime un processo di interrelazione, una sorta di influenza positiva, di “massaggio”. Quindi, probabilmente, potrebbe tradursi – sia pure in maniera riduttiva – come “massaggio del corpo eterico”. In fondo non siamo distanti dal significato di “Qi Gong”, cioè di lavoro o esercizio sull’energia vitale…
Una chiave importante di questa tecnica è il rilassamento: i movimenti che propone, come anche le posizioni in immobilità, la respirazione e gli auto-massaggi veri e propri, assumono la maggior parte del loro significato e del loro valore nello scioglimento della tensione sia fisica che psichica. L’attenzione del praticante è volta alle sensazioni fisiche e interiori che gli esercizi producono, cercando di percepirne ogni sfumatura, ogni tono e sotto-tono, senza necessariamente elaborare nulla, senza andare alla ricerca di particolari obiettivi, ma semplicemente accrescendo la sensibilità e la capacità percettiva. Questo prestare una quieta attenzione, via via che si approfondisce il Kum Nye, si colma di serenità gioiosa, allontana dalla tesa contrazione che accompagna – spesso inavvertita – le nostre vite, e apre ad una maggiore espansione del cuore, della mente, dei sensi.
Il valore del Kum Nye è in profonda relazione con il Buddhayana, cioè con la Via del Buddha in senso generico, ed è una preparazione fisio-psichica per la meditazione più propriamente detta, così come le singole scuole possono intenderla.